L’Amore di Dio rende felice anche quello che non è facile – Lunedì della V settimana di Pasqua

11 Maggio 2020

Lunedì della V settimana di Pasqua

At 14,5-18   Sal 115  

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,21-26) 

Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».

Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

L’Amore di Dio rende felice anche quello che non è facile

Tra il dire ad una persona «ti amo» e l’amarla veramente c’è un abisso. Dichiarare il proprio amore per l’altro è molto più facile che amare concretamente. Se Gesù ci chiedesse: Tu mi ami? Noi prontamente diremmo di sì, perché magari lo pensiamo ogni tanto, qualche volta lo preghiamo, capita di ascoltare qualche sua parola detta dal prete o dalla catechista. Ma se ci lasciassimo interrogare: «tu, come mi ami?» forse approfondiremmo il nostro modo di amare e ci renderemmo conto, come Simon Pietro, che in realtà a Gesù siamo affezionati, gli vogliamo bene come ad un amico caro, oppure semplicemente ne apprezziamo l’insegnamento e le sue opere, ma non di più. 

Nella vita concreta, quando si tratta di passare dal sapere al fare, sorgono i problemi. Gesù ha consegnato ai suoi discepoli il comandamento dell’amore fraterno. Tutti sappiamo quanto sia difficile metterlo in pratica. Diventa impossibile quando non lo prendiamo in considerazione come criterio ispiratore delle nostre scelte di vita, ma invece ci lasciamo guidare da altri valori, come quello dell’utile, del guadagno o del “risparmio”. Si tratta di un amore a tempo determinato, nel senso che, venendo meno l’interesse, finisce anche il sentimento. 

Essere consapevoli dei nostri limiti non deve indurci a gettare la spugna e non provare ad amare i fratelli come Gesù ha fatto con noi e ci ha comandato di fare. «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama». Chi ama, ci prova, tenta, si sforza, si cimenta, si avventura. So di non sapere amare, ma m’impegno ad amare accettando la sfida che Gesù mi lancia. Questo certamente comporta delle ferite, degli errori che si pagano a caro prezzo. Ma, anche se imperfettamente e con poche prospettive di successo, comunque bisogna avventurarsi, si devono provare le molte strade dell’amore. Se qualche strada s’interrompe, ne cerchiamo un’altra o chiediamo a Dio di indicarcene una o addirittura di costruirla noi stessi. 

Tuttavia, è anche vero quello che dice Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola». Chi prova ad amare, anche se cade tante volte e altrettante volte si rialza e ricomincia, impara sempre di più ad amare e si rende disponibile a lasciarsi amare e abitare dal Padre.  

Amare per il discepolo non significa solo avvertire un sentimento ma compiere un cammino ascetico nel quale esercitarsi a fare per il fratello e la sorella la parte di Dio Padre. Amare per Dio significa abitare con gli uomini, porre la sua casa tra le nostre, condividere gioie e dolori, ma anche essere per l’uomo luce, conforto, sostegno, speranza. Ascoltando la Parola di Dio e accogliendola nel cuore, apriamo il nostro spirito a ricevere lo Spirito Santo. Egli ci forma interiormente perché l’amore di Dio possa essere annunciato nella forma pratica della carità fraterna.

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!