So-stare nel deserto per lottare l’uno per (non contro) l’altro – I Domenica di Quaresima

18 Febbraio 2018,

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

L’evangelista Marco subito dopo l’evento del battesimo di Gesù al fiume Giordano, sul quale lo Spirto Santo era sceso, sotto forma di colomba dai cieli squarciati, rivela che lo stesso Spirito spinge Gesù nel deserto. Viene evocato un luogo carico di significati, storici ed esistenziali. Il deserto infatti, se da una parte ricorda il pellegrinaggio del popolo d’Israele verso la terra promessa, dall’altra questa immagine suggerisce al lettore che si tratta di una situazione di pericolo e precarietà. Il deserto simboleggia la condizione di ogni uomo che nel cammino della sua vita sperimenta la sua insufficienza e, al tempo stesso, la necessità di farsi aiutare per vivere e superare tutte quelle resistenze che mettono in pericolo la sussistenza della vita. Lo Spirito Santo quindi spinge Gesù nella condizione in cui si trova ogni uomo che è chiamato a fronteggiare le criticità che la vita riserva. È lo Spirito (l’amore di Dio) che spinge Gesù a farsi prossimo ad ogni uomo provato dai problemi della vita. Il tempo dell’esistenza umana, simboleggiata dai quarant’anni nel deserto dell’Israele pellegrinante, è sì tempo di molteplici crisi e resistenze, ma è anche il tempo opportuno nel quale riconoscere e accogliere la presenza di Dio che si fa prossimo. Gesù stesso lo afferma: il tempo non è perso, ma è pieno di senso perché Dio si fa prossimo per prendersi cura dell’uomo (il Regno di Dio). La storia di ciascuno, sebbene segnata da cadute, fallimenti, delusioni, tuttavia è un tempo di grazia se si accoglie la proposta di alleanza di Dio, permettendo a Dio di nutrirci con la sua Parola. Nel momento in cui viviamo esperienza di deserto Dio ci educa a stare nel deserto a so-stare in esso. Gesù è educato dallo Spirito a stare nel deserto in cui le relazioni tra gli uomini si purificano da ogni pretesa di dominio e ci si apre alla condivisione, a servizio reciproco. Gesù sa stare, cioè impara a fronteggiare, le bestie selvatiche che indicano i ragionamenti basati sull’affermazione di sé attraverso la forza del potere che sempre tenta l’uomo e che lo porta ad armarsi contro il suo fratello. La logica del potere e della violenza, il vero Satan, cioè l’avversario dell’amore di Dio e nemico della vita dell’uomo, è sconfitta dal servizio per amore. Il deserto, cioè ogni situazione spiacevole e dolorosa, può diventare luogo di alleanza, la lotta tra simili per la sopravvivenza si trasforma in lotta per la giustizia che è la pace e la riconciliazione tra i fratelli. La logica vincente è quella della rinuncia ad ogni pretesa nelle relazioni perseguendo come unica finalità la gioia di veder crescere e progredire il proprio fratello. Lottiamo dunque, non l’uno contro l’altro, ma l’uno per l’altro perché siano vinte le resistenze interiori, siano abbattuti i muri di separazione, siano costruiti ponti come l’arcobaleno che congiunge ciò che è estremamente diverso e distante come il cielo e la terra. Buona domenica tutti!